Se il Portierato di Quartiere si co-progetta in riva al mare
Dal giardino del Santa Chiara alla riva del mare, plenarie, tavoli di lavoro, confronti e momenti conviviali stanno trasformando la Summer School “Brindisi città aperta” in un laboratorio intensivo di coprogettazione. Al centro, il futuro Portierato di Quartiere: non un servizio pensato “per” le persone, ma costruito “insieme” alle persone, a partire dai bisogni e dai desideri reali della città.

Ci sono i tavoli coperti di fogli, schemi e post-it. Le sedie che cambiano continuamente disposizione. Gruppi che si formano, si sciolgono e si ricompongono. Discussioni che cominciano dentro una sala e proseguono in giardino, davanti a un caffè, durante il pranzo o in riva al mare. E poi le plenarie, quando fili apparentemente lontani vengono riportati al centro e intrecciati di nuovo.
È cominciata così “Brindisi Città Aperta”, la Summer School che dall’11 al 19 settembre trasforma il “Santa Spazio Culturale” di via Santa Chiara in un laboratorio di ricerca e coprogettazione dedicato al futuro Portierato di Comunità delle Case di Quartiere di Brindisi. Non una sequenza di lezioni frontali e neppure una consulenza affidata a esperti chiamati a consegnare una soluzione già pronta: il progetto nasce come un vero cantiere di ricerca-azione, con una forte vocazione pedagogica e abilitante, nel quale chi partecipa è contemporaneamente portatore di competenze, esperienza e conoscenza del territorio.
Prima di progettare, costruire il gruppo
I primi momenti sono stati dedicati all’icebreaking: conoscersi, riconoscere le competenze presenti, mettere in circolo aspettative, punti di vista e domande. Un passaggio tutt’altro che accessorio, perché la materia prima della Summer School non sono soltanto le idee, ma le relazioni che permettono a quelle idee di contaminarsi.
Poi il lavoro è entrato nel vivo. Ogni giornata si apre con l’assemblea plenaria, lo spazio nel quale la comunità di lavoro condivide ciò che sta emergendo e riallinea direzioni e priorità. Da lì ci si divide nei tre grandi ambiti di coprogettazione: Design, Processi e Tecnologie. Non tre laboratori separati, però, ma tre punti di osservazione sullo stesso problema.
È uno dei principi della metodologia XYZ, il dispositivo pedagogico elaborato da La Scuola Open Source, la squadra di “pirati” e “pirate” che, come ha ricordato Carlotta Ritella, docente di “Processi”, de La Scuola open source, dal 2015 sperimenta pratiche di didattica tra pari, ricerca e progettazione collaborativa. Il metodo prevede un unico progetto condiviso e gruppi aperti e riconfigurabili, tenuti insieme proprio dalle plenarie quotidiane: si lavora separatamente quando è necessario approfondire, ci si ricongiunge continuamente perché nessuna soluzione possa esistere senza le altre.
«Il processo di coprogettazione non è l’esito di una somma di cervelli, ma di una moltiplicazione», ha sottolineato Roberto Ciarambino, docente di Design de La Scuola Open Source. Ed è forse questa l'immagine che meglio restituisce ciò che sta accadendo in questi primi giorni: non persone sedute allo stesso tavolo per mettere insieme contributi individuali, ma un'intelligenza collettiva che cambia forma attraverso il confronto.
Design, Processi, Tecnologie: tre domande, un solo servizio
Nel tavolo Design si ragiona su come il Portierato dovrà farsi riconoscere e comprendere: identità, linguaggi, narrazione, accessibilità, relazione con le persone. Perché un servizio pubblico non esiste davvero se chi dovrebbe utilizzarlo non sa che esiste, non ne comprende la funzione o non lo percepisce come uno spazio nel quale sentirsi accolto.
Il gruppo Processi entra invece nell'architettura invisibile del servizio: funzioni, responsabilità, ruoli, protocolli, relazioni tra Comune, Case di Quartiere e stakeholder. La sfida è particolarmente interessante: costruire un unico servizio cittadino distribuito attraverso una rete di presìdi differenti, capace di garantire standard comuni senza cancellare le specificità delle singole Case e senza sovrapporsi ai servizi già esistenti.
Sul tavolo Tecnologie prendono forma le domande sulla futura infrastruttura digitale: come organizzare una banca dati condivisa dei servizi e delle opportunità del territorio, quali fonti utilizzare, chi dovrà validarle e aggiornarle, come renderle facilmente interrogabili e quale ruolo possa avere l'intelligenza artificiale nel supportare operatori e cittadini, mantenendo centrali l'affidabilità delle informazioni, la tutela dei dati e la relazione umana.
Ma è nei momenti di raccordo tra i tre gruppi che il metodo mostra con maggiore evidenza la propria forza. Una scelta tecnologica modifica un processo organizzativo; un'esigenza emersa nel gruppo Processi pone una nuova domanda al Design; un problema di accessibilità costringe a ripensare contemporaneamente interfaccia, linguaggio e organizzazione del servizio. Il progetto passa così continuamente da un tavolo all'altro, viene smontato, interrogato e rimesso insieme.
Una scuola che esce dalle aule
Anche lo spazio diventa parte del metodo. Le giornate sono lunghe e dense, vissute intensamente tra il Santa Chiara, il suo giardino e gli spazi all'aperto. Quando è possibile, il lavoro si sposta en plein air; altre volte il confronto prosegue davanti al mare, nella baia del porto di Brindisi.
Il confine tra tempo della formazione e tempo informale diventa volutamente poroso. Ci sono le pause, la “controra”, i pranzi condivisi, i momenti di convivialità. Ma spesso proprio lì una conversazione cominciata durante il laboratorio trova una nuova direzione. Le idee continuano a circolare quando i computer si chiudono e i post-it restano sui tavoli.
Non è soltanto una scelta di atmosfera. In un percorso che prova a progettare servizi di prossimità, la qualità delle relazioni diventa essa stessa oggetto di sperimentazione. Ascoltare, informare, orientare, connettere e osservare sono infatti le funzioni intorno alle quali si sta costruendo il Portierato di Comunità: una infrastruttura insieme umana e digitale che dovrà aiutare le persone a trovare risposte, servizi e opportunità attraverso la rete delle Case di Quartiere.
La comunità che si tesse
È questo, forse, il tratto più radicale di Brindisi Città Aperta: mentre si progetta un servizio, la comunità che dovrà renderlo possibile sta “tessendo” anche se stessa.
Non si parte da un modello chiuso da applicare ai quartieri, ma dalle domande che già attraversano quei luoghi; non da una definizione astratta di ciò che dovrebbe servire alle persone, ma da ciò che le persone chiedono realmente e da ciò che desiderano poter trovare vicino a casa. Il percorso della Summer School si inserisce infatti in un processo più ampio di ascolto e co-programmazione: i bisogni raccolti dalle Case di Quartiere alimentano il lavoro progettuale, mentre gli esiti dei laboratori contribuiranno alla definizione del modello condiviso e degli strumenti attraverso i quali il servizio potrà essere successivamente attivato.
Per questo, dopo giornate trascorse tra plenarie, discussioni, mappe, prototipi, mare e tavolate condivise, ciò che comincia a emergere non è soltanto la fisionomia di un Portierato.
È un modo diverso di intendere la progettazione pubblica: non fare qualcosa “per” una comunità, ma creare le condizioni perché una comunità possa interrogarsi su ciò di cui ha bisogno, immaginare ciò che ancora non esiste e “tesserlo” insieme.
“Brindisi Città Aperta” è promossa dal Comune di Brindisi nell'ambito del progetto “Case di Quartiere Brindisi” – Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027 ed è curata da La Scuola Open Source.

