Da Bologna a Brindisi per scoprire l’innovazione sociale, a Sud
Una delegazione di studenti bolognesi ha attraversato i quartieri Paradiso e Sant’Elia per conoscere le esperienze di innovazione sociale, rigenerazione urbana e amministrazione condivisa nate nelle Case di quartiere. Un viaggio tra luoghi restituiti alla collettività, comunità che si prendono cura degli spazi pubblici e nuove forme di cittadinanza attiva. Le idee emerse dal confronto contribuiranno alla costruzione dei Piani di Quartiere e del Portierato di Comunità.

Ci sono città che si visitano per ammirare ciò che hanno custodito del loro passato e città che vale la pena attraversare per scoprire ciò che stanno inventando per il loro futuro. Brindisi appartiene anche a questa seconda geografia: quella dei luoghi nei quali la transizione prende forma anche nei gesti quotidiani di chi restituisce vita a uno spazio abbandonato, costruisce relazioni dove prima c'erano distanze, immagina nuovi usi per ciò che sembrava aver esaurito la propria funzione.
È per conoscere da vicino questa geografia dell'innovazione sociale che una delegazione di studenti provenienti da Bologna è arrivata a Brindisi per un percorso di osservazione e confronto attraverso alcune delle esperienze più significative di rigenerazione urbana, protagonismo giovanile e amministrazione condivisa sviluppate nei quartieri della città.
Tre ore, quattro tappe, due quartieri: Paradiso e Sant'Elia. Ma soprattutto quattro modi differenti di rispondere a una stessa domanda: che cosa accade quando una comunità smette di essere soltanto destinataria delle politiche pubbliche e comincia a diventare protagonista della loro costruzione?
Paradiso, dove un bene confiscato diventa uno spazio di libertà
Il viaggio comincia il 30 ottobre nel quartiere Paradiso, in un luogo la cui storia racchiude già una trasformazione profonda. Lo Spazio DesTEENazione – Desideri in azione ha sede in un immobile confiscato alla mafia, oggi restituito alla collettività attraverso un progetto dedicato agli adolescenti, alla loro crescita e alla possibilità di sperimentare nuove forme di autonomia.
Qui il significato della rigenerazione supera quello del recupero edilizio. Non basta sottrarre un bene alla criminalità: occorre restituirgli una funzione pubblica, renderlo attraversabile, riconoscibile, capace di produrre opportunità. Le attività educative, sportive e culturali diventano così strumenti attraverso i quali ragazze e ragazzi possono costruire relazioni, esplorare interessi e riconoscersi come soggetti attivi nella vita del quartiere.
Poco distante, tra le palazzine di edilizia residenziale pubblica di via Egnazia, l'esperienza di Mani in PA.ST.A. racconta un'altra possibilità di trasformazione. In uno dei più grandi parchi urbani di street art d'Italia, il progetto gestito dalla cooperativa sociale ImmaginAbile, sostenuto dal programma regionale Luoghi Comuni, ha fatto dell'arte un linguaggio di relazione e del protagonismo giovanile una risorsa per il territorio.
Serigrafia, arti urbane, produzione musicale, formazione di guide di quartiere, ascolto e mediazione sociale convivono in uno spazio nel quale la creatività non è soltanto espressione individuale, ma può diventare welfare culturale, occasione di incontro tra generazioni e strumento per costruire nuove appartenenze.
Sant'Elia, dove la cura diventa un bene comune
A Sant'Elia il percorso prosegue nel Parco Buscicchio, dove il rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica ha assunto una forma concreta attraverso un Patto di collaborazione.
La gestione condivisa del parco, affidata alla cooperativa Legami di Comunità e nata da un percorso di mobilitazione degli abitanti, mostra come uno spazio verde possa diventare molto più di un'infrastruttura urbana. Attività educative, sport popolare, sostegno scolastico, educativa di strada e servizi di prossimità convivono in un luogo nel quale il diritto alla città si esercita anche attraverso la responsabilità collettiva della sua cura. Qui, su proposta della comunità che anima Parco Buscicchio, nascerà un punto di ristoro, inteso come “luogo terzo” dove incontrarsi e “stare”, non necessariamente per “fare”, ma per “esserci”, con gli altri.
La presenza di una Casa di Quartiere, con funzioni di portineria sociale e orientamento ai servizi, anticipa alcuni degli elementi sui quali si sta costruendo il modello del Portierato di Comunità: un presidio di prossimità capace di intercettare bisogni, facilitare connessioni e attivare le risorse già presenti nel territorio.
L'ultima tappa è la Casa della Bicicletta, un altro spazio recuperato e affidato, attraverso Luoghi Comuni, a un'organizzazione giovanile. Qui la bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto sostenibile, ma diventa un dispositivo di aggregazione, apprendimento e cittadinanza attiva. La ciclofficina, i laboratori di riparazione, le attività sportive e le iniziative comunitarie restituiscono alla mobilità una dimensione sociale: muoversi attraverso la città significa anche imparare a conoscerla, attraversarne i confini, riconoscerne le possibilità.
Lo sguardo dei giovani come risorsa per ripensare la città
A tenere insieme queste quattro esperienze non è un unico modello organizzativo, ma una visione condivisa: la città non è fatta soltanto di edifici, strade e servizi, ma delle relazioni che rendono quei luoghi abitabili.
La visita della delegazione bolognese diventa per questo un'occasione di apprendimento reciproco. Da una parte, gli studenti possono osservare esperienze concrete di innovazione sociale e di gestione collaborativa dei beni comuni; dall'altra, il confronto offre ai protagonisti delle realtà brindisine la possibilità di rileggere le proprie pratiche attraverso uno sguardo esterno, capace di formulare domande, individuare connessioni e aprire nuove prospettive.
Il contributo delle nuove generazioni assume un valore particolare, perché ragazze e ragazzi possiedono una conoscenza della città che non sempre trova spazio negli strumenti tradizionali della pianificazione: conoscono i luoghi attraverso gli usi quotidiani, le distanze percepite, le opportunità disponibili e quelle mancanti, le traiettorie degli incontri e i confini, materiali o simbolici, che condizionano la possibilità di abitare gli spazi pubblici.
Non si tratta soltanto di raccogliere opinioni, ma di riconoscere questa conoscenza come una risorsa progettuale.
Le riflessioni e le proposte emerse durante il percorso saranno infatti portate all'interno dei processi di coprogettazione del Portierato di Comunità e di costruzione dei Piani di Quartiere, contribuendo a mettere in dialogo le competenze tecniche e amministrative con i saperi che nascono dall'esperienza diretta dei territori.
Da Brindisi, un laboratorio di amministrazione abilitante
Le esperienze attraversate dalla delegazione costituiscono un patrimonio di pratiche e conoscenze che il programma Brindisi Per, nell'ambito della strategia BrindisiX sostenuta dal Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, intende valorizzare nella costruzione di nuovi strumenti di governance territoriale.
È la prospettiva dell'amministrazione abilitante: un modello nel quale l'istituzione pubblica non si limita a erogare servizi o realizzare interventi, ma contribuisce a creare le condizioni affinché persone, associazioni, organizzazioni e reti informali possano esprimere capacità, assumere responsabilità condivise e partecipare alla definizione delle politiche che riguardano i propri luoghi di vita.
In questa prospettiva, i quartieri non sono periferie da “correggere” rispetto a un centro assunto come modello, ma territori nei quali riconoscere competenze, sperimentazioni e forme di intelligenza collettiva che possono contribuire a ripensare l'intera città.
La visita degli studenti provenienti da Bologna rappresenta dunque qualcosa di più di uno scambio formativo. È il segno di una possibile inversione dello sguardo: Brindisi non soltanto come città che cerca altrove modelli da replicare, ma come territorio capace di produrre esperienze da conoscere, studiare e mettere in circolazione.
Perché una buona pratica non è semplicemente un progetto riuscito. È un'esperienza dalla quale altre persone e altre città possono imparare, trasformando una soluzione locale in una conoscenza condivisa.
E forse il cambiamento più interessante comincia proprio qui: quando ciò che nasce in un quartiere smette di appartenere soltanto a quel quartiere e diventa una possibilità da immaginare anche altrove.

